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Spazio genitori

Una delle attività più importanti dell’ABA riguarda il delicato rapporto con i genitori che chiedono indicazioni, sostegno e informazioni per ottenere consigli e direttive su come comportarsi con i figli. L’ABA offre loro un accompagnamento, uno spazio non giudicante di pensiero

e parola. È ormai del tutto certo che il coinvolgimento dei genitori all’interno dell’ABA, sebbene in dispositivi e percorsi di cura ben separati, appare indispensabile per il percorso di terapia dei figli.

L’ABA ascolta le preoccupazioni e le ansie dei genitori. Psicoterapeuti specializzati li orientano attraverso una ricerca che tiene conto anche dei loro vissuti personali e delle dinamiche di coppia. L’ABA crea uno spazio di racconto e di condivisione per comprendere le vere cause del disturbo alimentare, che spesso copre una domanda d’amore.

“Difficoltoso l’inizio: si ha il desiderio di sapere, di capire, l’urgenza di avere risposte che non si possono avere subito, ma che con il passare del tempo si rintracciano dentro di noi, insieme al coraggio di mettersi in discussione…”

“Ci sembra di trovarci in mezzo all’oceano e ovunque mi giro trovo mare… Quando una famiglia vive il dramma dell’anoressia e della bulimia è il panico.”

“Inizia la ricerca di chi possa aiutare nostra figlia… Si passa dagli studi degli psichiatri ai reparti psichiatrici ma l’incanto prima o poi svanisce: quando si rientra in famiglia tutto ricomincia… Passano gli anni, aumentano i risentimenti, la confusione… fino a quando ci rendiamo conto che siamo noi genitori ad aver bisogno di aiuto e finalmente arriviamo all’ABA.”

 

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Spazio parenti e amici

L’ABA riceve e ascolta fidanzati, parenti, amici e nonni. Persone che vivono quotidianamente il disorientamento di una patologia paradossale.

“Finalmente, con molta molta fatica, sono riuscita a convincere quello che era il mio ragazzo a curarsi… Da aprile, infatti, è in cura al centro ABA di Salerno. La bulimia nasconde un disagio molto profondo… e son rimasta spiazzata nel sentire in questi giorni da lui le cose alla base del suo disturbo.”

“Su di me c’è poco da dire, conosco l’anoressia, quel male che per molti è solo qualcuno da evitare, evitare il più possibile chi ha i segni di una sofferenza profonda sul corpo… Vivo accanto ad una donna che malgrado tutto ha trovato la forza e il desiderio di un secondo figlio; una donna che è diventata donna paradossalmente soffrendo.”

“Desidero rivolgere un grazie a chi si dedica quotidianamente a noi. Mia moglie non è guarita del tutto, ma dentro di lei rimane la guida di chi sa ascoltare e capire.”

 

A.GEN.D.A ONLUS – Associazione Genitori

A.GEN.D.A. è in stretta collaborazione con ABA: condivide principi che la ispirano e ne sostiene le iniziative.
Si impegna ad accompagnare le famiglie lungo il percorso di cura dei figli e alla creazione di progetti in ambito socio-assistenziale. Lo scopo è pertanto quello di operare un cambiamento sociale che, avvalendosi del contributo ABA e di una consolidata attività di prevenzione, possa sensibilizzare l’opinione pubblica e permettere una collaborazione con enti e associazioni presenti sul territorio.

 

Chi siamo

A.GEN.D.A-ONLUS è un’Associazione nata all’interno dell’ABA, dall’iniziativa di alcuni genitori e di Italo Bosani, Psicoterapeuta Responsabile della terapia familiare. Lo scopo dell’Associazione è il sostegno alla genitorialità e la proposta di iniziative in ambito socio-assistenziale.
L’esperienza clinica ultraventennale nel campo dei disturbi alimentari ha infatti messo sempre più in evidenza la necessità di coinvolgere i familiari nel trattamento di queste patologie allo scopo di mettere in campo tutto ciò che possa tradursi in dispositivi diretti e indiretti di aiuto, di assistenza e di solidarietà a diversi livelli di intervento.

 

Cosa facciamo

Il lavoro di A.GEN.D.A è di pensare e di realizzare tutte le possibili opportunità per attenuare e possibilmente risolvere le condizioni di disagio che coinvolgono i genitori e i parenti. A questo scopo vengono elaborati interventi mirati al contenimento e a ciò che la famiglia può fare nei casi di rifiuto della cura, di isolamento ostinato, di ospedalizzazione di emergenza etc. Ne sono esempi i dibattiti, o incontri più strutturati, su temi quali il sostegno alla genitorialità nella comprensione e nel trattamento delle dinamiche di insorgenza del sintomo e della sua evoluzione.

 

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